10 curiosità
Sul mondo del vino

Per i veri appassionati, il vino è un vero e proprio culto, fatto di studio e ricerca accuratissimi, rituali e gesti imprescindibili.
Il vero cultore conosce tutto del vino che degusta, dalle origini storiche e geografiche ad ogni possibile sfumatura di colore, aroma o gusto. Conosce i vitigni, i produttori e le cantine, con ogni loro caratteristica e peculiarità.

In questi ultimi anni la passione del vino si è diffusa largamente non solo in Italia, ma in tutto il mondo: anzi, potremmo dire che il vino italiano è stato uno dei promotori e dei fautori di questa enorme diffusione e di questo grande successo.
L’argomento “vino” è quindi divenuto frequentemente protagonista di conversazioni non più strettamente tecniche, ma anche di piacevoli chiacchierate, di tranquilli scambi di opinioni ed esperienze.

E voi, credete di sapere tutto sul vino? Credete di conoscere ogni dettaglio di questo meraviglioso mondo?
Ecco 10 curiosità sul vino che forse pochi o persino nessuno di voi potrebbe conoscere. Potreste utilizzarle alla prossima occasione di confrontarvi coi vostri amici, magari proprio di fronte ad un bicchiere del vostro vino preferito.

1. Perché il formato standard della bottiglia di vino è da 0,75 l?
Gli inglesi che anticamente commerciavano il vino utilizzavano come unità di misura i galloni imperiali: ogni gallone equivale a 4,5 litri. Ogni cassa di vino conteneva due galloni divisi per comodità in 12 bottiglie: la matematica ci dice che 9 litri – 2 galloni – diviso per 12 bottiglie ci dà 0,75 litri.

2. A cosa serve la concavità del fondo della bottiglia?
Inventato nel IV secolo, il fondo detto “a campana” trae probabilmente origine dalle bottiglie di vetro soffiato, il cui fondo rotondo veniva fatto rientrare per una migliore stabilità. Questa caratteristica consente sia di raccogliere i depositi del vino che di versarlo più agevolmente e seguendo le regole del Galateo.

3. Perché vediamo talvolta conservare le bottiglie in posizione orizzontale?
Questo serve a mantenere il tappo di sughero a contatto con il vino, in modo che resti umido ed elastico: in questo modo non diventerà secco e diminuirà di volume e non permetterà l’ingresso di ossigeno nella bottiglia.

4. Perché si brinda urtando i calici?
Questa usanza proviene dall’antica Roma.
Visto che in alcuni banchetti non era da escludersi la possibilità di ritrovarsi con del veleno nel bicchiere, gli antichi romani sbattevano forte i bicchieri fra loro – non erano di vetro – per far sì che le gocce di vino si potessero pure mischiare da un bicchiere all’altro, in segno di totale fiducia nei commensali: ognuno dimostrava di non temere di bere il vino degli altri, dimostrando allo stesso tempo di non aver a sua volta messo del veleno in nessun bicchiere.

5. Perché brindando diciamo “cin cin”?
Questa locuzione deriva dal cinese ch’ing ch’ing, che significa “prego prego”. I marinai inglesi, negli anni del fiorente commercio con la Cina, importarono questo modo di dire come saluto confidenziale.
Da noi ha assunto un valore onomatopeico: si presta a ben rappresentare il rumore dei bicchieri di vetro che si toccano durante il brindisi.

6. Perché in un brindisi diciamo “alla salute”?
Questa usanza risale invece agli antichi greci: l’ospite di un banchetto, per rassicurare i commensali invitati che non sarebbero stati avvelenati, aveva l’abitudine di bere per primo dicendo “alla salute”.

7. Aprire lo champagne è pericoloso?
Sapevate che il tappo di una bottiglia di champagne può raggiungere la velocità di 106 km/h?
Da noi si dice che essere colpiti da un tappo di champagne porti fortuna, che predica nozze imminenti…attenzione però a come vi colpisce, potrebbe essere un segnale meno lieto!

8. Il cucchiaino nella bottiglia di champagne aperta funziona?
Molti ritengono che per mantenere le bollicine in una bottiglia di champagne, o di spumante o di un qualsiasi vino frizzante aperto, basti infilare nel collo della bottiglia un cucchiaino.
La domanda è: funziona veramente?
La risposta è: no, è solo una credenza che oggi potremmo definire fake.

9. “Non fatevi infinocchiare”
E cosa c’entra adesso col vino?
Questa espressione risale ad un’usanza del passato, a quando gli osti, pur di poter servire del vino non più buono, lo accompagnavano a piatti a base di finocchio crudo che, addolcendo la bocca, alterava la capacità di percepire il gusto reale del vino.
Da qui “non farti infinocchiare” significa “non farti fregare”.

10. Enofobia
Ebbene sì: difficilissimo da credere per chi lo ama, ma esiste anche la fobia del vino!



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